Create
Learn
Share

St

rename
gomadeyi's version from 2018-03-17 18:32

Section

XV e XVI sec d.C. - Il Rinascimento
Il Rinascimento nel XV e XVI secolo segna la rinascita della medicina moderna, sulla spinta dell’entrata in crisi del dogmatismo filosofico e religioso del lungo medioevo e l’affermazione dell’umanesimo che poneva l’uomo come entità libera di pensiero, portò allo sviluppo dello spirito di osservazione, del metodo sperimentale e della libertà di pensiero.
L’invenzione della stampa favoriva la circolazione di testi greci e latini soprattutto riguardo la filosofia medica, l’anatomia e la chirurgia.
Con la diffusione dell’iconografia anatomica il rinascimento diviene il secolo d’oro di questa disciplina. Chi praticò l'anatomia reale in prima persona furono artisti del calibro di Leonardo Da Vinci (1452-1519, finissimo anatomico), Mantenga, Michelangelo. Alcuni di essi rinunciarono al salario per avere a disposizione delle salme dai vescovi (Leonardo, Michelangelo). Si fecero numerosissime scoperte che vennero riprodotte fedelmente in codici che rimasero più o meno segreti, non influenzando di fatto quello che era lo sviluppo dell’anatomia.
Leonardo da Vinci, oltre ad una produzione di 750 tavole, rappresentò la cavità uterina con il feto nella sua vera posizione. Un suo progetto era quello di pubblicare un atlante anatomico insieme a Marco Antonio della Torre, che però morì giovanissimo. Anche Michelangelo voleva fare un atlante di anatomia insieme a Realdo Colombo, ma anche questo si concluse nel nulla.
Tuttavia, sono i grandi medici a far fare il salto di qualità a questa branca della medicina. Sylvius diede un contributo alla sistematizzazione della nomenclatura anatomica.
Andrea Vesalio (1514 - 1564), insegnò anatomia e chirurgia a Padova; attraverso lo studio obbligato dei testi di Galeno si convinse che questi avesse praticato dissezioni solo su animali e sostenne la necessità di effettuarle dal vero.
Pubblicò un opera monumentale (300 tavole) nel 1542 "De Humani Corporis Fabrica" in cui descriveva il corpo umano visto in una dissezione operata da lui stesso.
L’opera si proponeva di offrire a chi non potesse partecipare alle dimostrazioni settorie , la descrizione particolareggiata delle parti del corpo umano: le ossa, le articolazioni (specie del cranio, della mano e del piede), la muscolatura, il sistema artero-venoso, il midollo spinale ed il sistema nervoso periferico, il tubo digerente, l’apparato urogenitale e gli organi della riproduzione, gli organi endotoracici; il cervello e gli organi di senso.
La dissezione divenne autopsia nel senso ellenistico, qualcosa che si vedeva con i propri occhi. Si può notare l'orgogliosa affermazione di Vesalio che diceva: “Le cose le vedo io”. Nel frontespizio della sua opera osserviamo l'anatomico che opera direttamente sul cadavere. Questa tavola è opera del pittore Giovanni Stefano Calcar allievo di Tiziano, che servì a Vesalio per fare i disegni che corredano il libro.
Nelle tavole di Calcar c'è una raffigurazione molto precisa del corpo umano: in piedi e con paesaggi di fantasia. Le tavole non venivano colorate perché era troppo dispendioso. Vesalio corresse Galeno in 250 punti. Però non attaccò la concezione galenica del movimento del sangue anche se lo demolì, dimostrando che non esistevano pori nel cuore, non esisteva il circolo mirabile, ma li si fermò.
Con l’anatomia dell’epoca la medicina acquisisce due principi che vennero rimarcati dall’opera di Galileo.
1. Nessunaveritàscientificaèimmutabile,compresaquellaasseritadaGaleno.
2. Laveritàscientificaderivadall’osservazioneempiricaenondadisputeoratorieodallasola
conoscenza analogica, per osservazione su animali.
Altri grandi anatomisti del tempo furono Gabriele Falloppio (1523 - 1562), Girolamo Fabrici di Acquapendente (1533 - 1619) e Bartolomeo Eustachio (1505 - 1574); quest’ultimo operò a Roma e scrisse un trattato quasi superiore a quello di Vesalio, non dal punto di vista artistico, ma dal punto di vista scientifico. Questo trattato andò a finire nel dimenticatoio fino agli inizi del 700.
Paracelso nacque nel 1493 a Einsiedeln (Svizzera), si laureò a Ferrara e girò tutta l’Europa per diffondere le sue conoscenze. Si tratta di una figura molto complessa, che spaziò dall’alchimia,
13
all’astronomia, la sua concezione medico-filosofica risiede in un binomio che lega il microcosmo del corpo umano al macrocosmo dell’ambiente che lo circonda e dell’universo che lo comprende. Ad ogni elemento del microcosmo corrisponde un elemento del macrocosmo.
Sostituisce i quattro umori fluidi in movimento, sui quali si basava la teoria classica, con tre sostanze chimiche: zolfo, mercurio e sale ai quali corrispondevano nell’ordine tre qualità: combustibile, volatile ed incombustibile.
Secondo Paracelo nell’organismo, tramite l’accoppiarsi o separarsi del sale, dello zolfo e del mercurio, si verificano le variazioni fisiologiche e patologiche.
La visione del corpo come un luogo di reazione di processi chimico-reattivi diversificati in modo specifico a seconda della sede in cui essi si verificano (per esempio i sali del sangue sono diversi da quelli delle ossa) rivoluziona alle fondamenta l’eredità galenica anche nelle sue ricadute terapeutiche, perché non si deve curare sulla base della teoria dei contrari, ma reimmettendo nel corpo i principi su base chimica.
Per primo tentò di coltivare cellule al di fuori dell’organismo e fu uno strenuo sostenitore del metodo sperimentale. Il suo interesse per l’alchimia rappresenta il tentativo di spiegare con la chimica i fenomeni fisiologici.
Per la prima volta utilizzò l'etere e si accorse che questo aveva capacità anestetiche (questa pratica andò scemando e venne riscoperta in America 300 anni più tardi), il laudano per lenire i dolori e l'antimonio.
Girolamo Fracastoro (1483) fu contemporaneo di Paracelso e fu anch’egli un grande innovatore, effettuò importanti studi sulle malattie infettive e viene considerato il primo batteriologo del XVI secolo. In quel tempo andava affermandosi la “dottrina dei miasmi (esalazioni)” e l’idea di contagio inteso come trasmissione di un processo infettivo da un soggetto ad un altro. Si pensava che la malattia penetrasse nel corpo attraverso l'aria (soprattutto) o il cibo e che portasse alla putrefazione degli organi e degli umori. Per questo motivo gli studi di Fracastoro furono accolti con grande interesse.
Per primo egli intuì che alcune patologie fossero trasmesse da agenti microscopici che chiamò “seminaria prima" o “seminaria morbi”, i precursori dei microrganismi patogeni e nel suo libro “Il contagio e i morbi contagiosi” presenta una serie di osservazioni cliniche di grande accuratezza sulla loro diffusione ad esempio di tifo e sifilide; quest’ultima, in particolare, all’epoca rappresentava una grande piaga.
Galileo Galilei (1564), fondatore della scienza moderna, affermò come già aveva fatto Fabrizio d’Acquapendente il divario fra medicina e chirurgia.
La svolta del pensiero scientifico e filosofico operata da Galileo mirava ad abbandonare il pensiero deduttivo e seguire quello induttivo.
Il suo contributo è da rilevare nell’enunciazione dei due principi fondamentali del pensiero scientifico:
1. Nessunaveritàscientificaèimmutabile.
2. Laveritàscientificaderivadall’osservazioneempirica.
Dall’osservazione dei fenomeni si doveva giungere all’individuazione della legge che li governa e poi, con l’esperimento, si doveva controllare la validità del ragionamento.
Oltre a ciò Galileo creò un’ apparecchiatura medica chiamata pulsilogio, che misurava la frequenza e la variazione del polso di un paziente. Questo consisteva in un pendolo con la possibilità di allungarsi ed accorciarsi fino a quando le oscillazioni fossero sincrone con i battiti del polso. Utilizzando il compasso si procedeva alla misurazione della cordicella del pendolo ed essa era rapportata ad una scala metrica che esprimeva la frequenza.
Fabrizio di Acquapendente (1533 - 1619) fu un grandissimo chirurgo e professore a Padova. Pubblicò numerosi trattati di chirurgia e fu il maestro dello scopritore delle valvole del sistema venoso. Costruì a Padova il primo teatro anatomico stabile al mondo. Il teatro era circolare, gli studenti stavano in piedi ed il tavolo era al centro, in modo da avere una visione precisa del cadavere disteso sul tavolo. Sotto il tavolo c'era un canale che serviva per eliminare i rifiuti e far
14
arrivare i cadaveri. Gli altri teatri fino ad allora conosciuti erano mobili. Da allora l'anatomia divenne qualcosa di sociale.
XVII secolo d.C. - Harvey e Malpighi
Fra ‘600 e ‘700 la nuova scienza e la nuova filosofia divennero le basi per una nuova medicina, in cui buona parte della terapeutica rimase inalterata.
Vennero introdotti strumenti di misurazione di precisione come il termometro clinico ed il “pulsilogium”, impiegati per la prima volta nella pratica clinica.
Particolarmente importante per l’osservazione medico-morfologica furono la scoperta del cannocchiale e del microscopio.
Bernardino Ramazzini (1633 - 1700) medico e studioso è considerato il padre della medicina occupazionale, nel 1700 pubblica la prima edizione del suo trattato più famoso “De Morbis Artificum Diatriba”, il primo lavoro sulle malattie occupazionali basato su un approccio sistematico. Ramazzini investigò infatti oltre 40 occupazioni, descrivendo per ciascuna i rischi alla salute, i commenti dei lavoratori e i possibili rimedi.
La relazione tra rischi e malattia individuata da Ramazzini si basa su intuizioni e deduzioni logiche che anticipavano l’approccio scientifico moderno basato sui principi epidemiologici. Per questo egli è considerato il padre della moderna medicina occupazionale. Anticipando metodi moderni di investigazione dei cambiamenti di salute e intuendo eventi inusuali, Ramazzini volle enfatizzare la necessità di studiare l’ambiente di lavoro e di migliorarlo. Inoltre prestò molta attenzione alla necessità di fornire informazioni adeguate ai lavoratori riguardo ai rischi in cui incorrevano e suggerendo misure per prevenirli.
William Harvey (1578 – 1657) applicò il metodo quantitativo matematico-sperimentale di Galileo e nel 1628 spiegò la circolazione del sangue. Anzitutto misurò la quantità di sangue che c'è nel corpo (prese un animale a cui tagliò una vena e estrasse tutto il sangue) e vide che era molto limitata. Questo fatto era quindi in contrasto col concetto galenico secondo cui il sangue veniva continuamente prodotto per essere assorbito dalle strutture periferiche;
Harvey, usando le tavole di Fabrizio d'Acquapendente, dimostrò che nelle vene il sangue non aveva decorso centrifugo, come invece sosteneva Galeno, secondo il quale il sangue andava dal fegato alla periferia. Fabrizio aveva interpretato quelle tumefazioni che si vedono quando si comprime una vena (e dovute alle valvole venose) come delle porticine che servivano per rallentare il flusso dal centro alla periferia, Harvey dimostrò esattamente il contrario: infatti aveva visto che, mettendo un laccio ad una vena, che pertanto diventa turgida, e poi chiudendo altri due segmenti, il sangue non va dal centro alla periferia ma dalla periferia verso il centro.
Sulla base di esperimenti condotti sui cani capì il meccanismo della circolazione venosa, il cuore era come una pompa che metteva in circolo il sangue, non riuscì però a trovare l'anello di congiunzione tra le arterie e le vene perché non riusciva a vedere i capillari.
I capillari vennero poi scoperti, più tardi, da Malpighi negli animali a sangue freddo ed in quelli a sangue caldo da Spallanzani.
La sua teoria è esposta nell’opera “Exercitatio de motu cordis et sanguinis” e contiene due concetti rivoluzionari: il concetto di circolazione in un circuito completamente chiuso e l’idea che è il battito cardiaco a spingere il sangue nelle arterie.
Marcello Malpighi (1628-1694), allievo di Galileo, descrisse la struttura dei capillari nel polmone di rana (animale a sangue freddo) completando lo schema di Harvey, unendo come piccolo e grande circolo il duplice anello dove si compie il moto del sangue.
Malpigli sostenne che tutti gli organi erano formati da delle minute macchine, le ghiandole. Questo è vero e falso nello stesso tempo. Infatti è vero che si può riconoscere una struttura ghiandolare nel fegato, nel rene, ma questo non vale per il cervello o altri organi. Questo grande scienziato fece altre scoperte importanti: gli strati dell'epidermide, il glomerulo renale, i corpuscoli della milza, i globuli rossi, ma il suo genio deriva dall'essere riuscito a distinguere ciò che era artefatto da ciò che era realtà, perché i microscopi di allora davano immagini veramente fallaci.